GT ACADEMY: LA FINALE DI SILVERSTONE
E’ con grande piacere che mi accingo a raccontarvi questi 6 giorni indimenticabili, pieni di fatiche, nuove amicizie, risate e ovviamente, benzina e odore di pneumatici (e frizioni) bruciati!! L’idea che mi ero fatto nei giorni prima della partenza su quello che mi aspettava era leggermente diversa, non posso dire né migliore né peggiore, perché se da una parte le ore al volante pensavo fossero di più, non posso fare a meno di gridare al mondo che in alcuni momenti le sensazioni provocate da un volante, un pomello e tre (o due) pedali, sono state semplicemente incredibili. Ok, vi ho annoiato abbastanza, sotto con il resoconto.
GT ACADEMY – DAY 0
E’ il 26 agosto, 6 e mezza del mattino. Contrariamente al mio solito, la sveglia mattutina ha un suono dolce, anche se davanti a me ho 2 ore di auto per arrivare a Mestre, poi quasi quattro ore di treno per Milano Centrale, e successivamente altra mezz’ora di bus per Linate. Non propriamente una giornata di relax, ma è un prezzo decisamente basso per tutto quello che mi aspetta.
A Linate trovo gli altri 2 finalisti italiani, Giacomo Cunial, 19 anni dalla provincia di Treviso e Luca Lorenzini, 25 anni da Mantova. Bando ai convenevoli, il volo alitalia 0230 delle 15:40 per Heathrow ci attende, e noi non potremmo aspettare un momento di più.
Dopo poco più di un’ora di volo l’Inghilterra ci appare solo quando l’MD80 si abbassa a quota 50 metri, grazie alle celeberrime nuvole, che rendono l’atmosfera decisamente “inglese”, non foss’altro per la presenza alle nostre spalle della torre di controllo in mattoni rossi e una lunga fila di cab, i tipici (e unici nel loro genere) taxi londinesi.
Ad attenderci una rappresentante della GT Academy ci accompagna al bar dell’aeroporto (ci guardiamo bene dall’ordinare una tazza di caffè secondo loro italiano, servito in tazze di dimensioni ciclopiche), dove facciamo conoscenza con alcuni degli altri ragazzi, francesi, spagnoli, un ragazzo norvegese, uno danese, e infine il ragazzo svedese. A questo punto siamo pronti per partire, direzione Whittlebury Hall, un albergo nelle vicinanze del circuito con tanto di percorso di golf privato da 36 (trentasei) buche, piscina coperta, saune, centro benessere, svariati ristoranti (che per quanto siano il meglio del meglio in UK, non sono italiani), e bar in tema “motoristico”.
Il viaggio è breve, di circa un’ora, e passato il primo momento di disorientamento, causa circolazione con guida a destra (le rotonde in particolare sono inimmaginabili), iniziamo a capire cosa vuol dire essere in UK, una campagna con prati (all’inglese ovviamente) di un verde rigoglioso, campi di grano, umidità avvertibile anche da dentro il bus, e ogni tanto qualche casa in mattoni rossi e finestre a quadrettoni bianchi, come nei film.
Durante il viaggio abbiamo l’occasione di sperimentare un autogrill inglese, decisamente diverso da quelli nostrani, sia come bellezza dell’edificio che come pulizia nei bagni:


Una volta arrivati all’albergo ci vengono assegnate le camere, e la sistemazione è davvero spettacolare: una camera doppia per persona! Piccola curiosità: nell’accompagnarci alle camere il maggiordomo, saputo che siamo italiani, ci chiede cosa tifiamo. Alla nostra convinta risposta “Ferrari” (sì ragazzi, qui non si parla di calcio) lui ci risponde tranquillamente “ah, beh Kimi ha soggiornato qui qualche mese fa per il Gp”…al che noi non possiamo far altro che raccogliere i pezzi della mandibola che nel frattempo si è frantumata a terra... A cena facciamo conoscenza con gli altri concorrenti, davanti a un piatto di pasta alla carbonara (inspiegabilmente senza guanciale ma con i funghi) e a delle lasagne, oltre a della pizza che preferiamo lasciare agli altri… Scopriamo che la sala a noi riservata si chiama “Bentley”, e che la sala adiacente invece porta il nome di un’altra casa inglese, ”Aston”. Insomma non ci si sbaglia, siamo a poche centinaia di metri dal circuito, e lo si vede. Da segnalare la presenza sui muri di quadri che portano curiose citazioni del famoso commentatore di F1 per la tv inglese, Murray Walker, da segnalare tra le altre: “Prost può vedere Mansell nei suoi auricolari” oppure “non c’è niente di strano in quell’auto tranne che va a fuoco".


Dopo cena ci viene consegnato un borsone bardato Gt Academy a testa, contenente una tuta da ginnastica, una maglietta maniche lunghe della Sparco, una maglietta a maniche corte e dei pantaloncini, una borraccia, un’asciugamani e un’agendina tutto by Gt Academy. Poi solo un drink e un occhiata al ben di dio appeso alle pareti del bar, perché siamo tutti troppo stanchi per fare tardi, e l’indomani la sveglia suona alle 7…

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